giovedì, 06 settembre 2007

Tò guarda. La mania dell’alfabeto dell’esordiente Marco Candida è un libro che va letto con impegno e che richiede una certa attenzione. Anche se è facile leggere questa storia di Michele come quella dello stesso autore Marco, tastierista convinto, ossessionato dalla scrittura di post-it, dall’inventare storie e racconti e dall’idea anzi dal //sogno// di fare “il libro”. La parola romanzo forse non compare quasi mai, e infatti alla fine quel che leggiamo non è molto simile a un romanzo quanto piuttosto a un patchwork di testi, racconti, anche singole parole raccolte negli anni, un readymadecollage di tutte le “carabattole” scritte fin da bambino da M. e spesso mai finite. E se come si dice nel libro “Scrivere è scegliere una direzione che escluda tutte le altre” tale lavoro di M. è in fondo ammirevole benché a tratti indigesto a una lettura occasionale defatigante. Questo “genio che trabocca di storie” evocato sul risvolto di copertina va letto con una certa ironia e senza cercarvi quello che non c’è. La mania dell’alfabeto non è altro che un libro sull’impossibilità (cioè sull’incapacità dei molti) di scrivere un vero romanzo oggi. Scriverne uno finto è sempre piuttosto facile. L’incapacità di vivere è fatto meno nuovo e molto meno importante. Anche se M. è davvero un inetto modello, un Alfonso, un Emilio, uno Zeno. Ma questo volume è frutto dell’istintiva coscienza che raccontare se stessi e il proprio mondo di senso è la prima se non l’unica cosa che si può fare “onestamente” nella vita e con la scrittura, la più immediata almeno per non inventare un altro mondo ma per rendere appena più //nostro// quello che ci è toccato. Può così accadere che il libro di M. raccolga storie, adori storie, insegua storie e scritture e scrittori ma sia in definitiva così tanto decostruito e autoreferenziale da essere vero, e non finto. Compreso, tutto sommato, il finale calcolato e conciliante, tra Michele e Savemi (//save me//), tra l’autore e il sogno realizzato del volume in libreria. Che infatti c’è, edito da Sironi, e costa alcuni euro. Tò.

postato da: XmarcocandidaX alle ore 20:30 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1   07 Settembre 2007 - 13:32
 
Ehi, il legame tra Savemi e save me l'avevo trovato io! (Verificare nel mio blog). Grrr :-/ P.s. Marco, cosa stai facendo in questi giorni? Aggiornaci un po'. :-)
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#2   08 Settembre 2007 - 09:48
 
Ma siamo poi sicuri che sia davvero voluto il "save me"? :-)
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#3   08 Settembre 2007 - 11:18
 
No, non siamo sicuri che sia voluto, però a me piace pensarlo! :-)
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