mercoledì, 01 luglio 2009

A Riva Del Garda a casa di Silvana Elisabeth e io ci siamo guardati La Guerra di Charlie Wilson. Ce lo abbiamo sparati più che altro perché ero alle stelle come un bambino per il fatto che il marito di Silvana Roberto usasse un proiettore ed era come avere sul muro di casa uno schermo del cinema. Comunque è forse grazie alle dimensioni dello schermo che un particolare della storia mi si è ingigantito nella testa fino ad assumere la sembianza di  una trama paranoide. La Guarra di Charlie Wilson parla di un imprenditore democratico texano che dopo essere entrato in politica ed essere arrivato al congresso per il partito dei Liberali, grazie ad alcune amicizie nella CIA riesce a mettere in atto una serie di operazioni allo scopo di fornire armi ai mujaheddin afgani durante l'invasione sovietica dell'Afghanistan negli anni'80. (Ho copiato questo spiega da Wikipedia; ma credo che se qualcuno vuole approfondire la questione possa far uso della pur sempre affidabile vecchia Enciclopedia). La pellicola si apre con Charlie Wilson in piedi su un podio mentre viene applaudito e riverito alla stregua di un eroe nazionale. Subito dopo veniamo catapultati indietro di sei anni e troviamo lo stesso uomo nudo dentro una jacuzzi di bronzo con tre ragazze da sballo che gli fanno ciondolare le tette davanti al viso (e a dirla tutta le fanno ciondolare anche davanti alla telecamera a beneficio di noi spettatori). Quando ho visto quella scena mi sono proprio sentito fisicamente male. Avrei voluto prendere a calci il televisore, ma non l'ho fatto per il semplice motivo che davanti avevo un muro. Dunque queste cose, quelli le fanno davvero!, ho pensato. Nel film si racconta come in definitiva Charlie Wilson amasse sì la bella vita, ma soprattutto circondarsi di belle donne. Infatti donne strepitose gli girano attorno in continuazione. Non solo nella jacuzzi - dove per la verità, almeno in quella scena, addirittura le snobba - ma anche in ufficio, in automobile e ovunque ci sia una scrivania o un sedile da occupare. In ogni caso dopo un po' - facciamo dopo un quarto di pellicola, ma forse prima - capisco di che cosa in realtà si tratta. Mi viene subito in mente un altro film che per quanto totalmente diverso nasconde una morale simile. E' Caccia all'Ottobre Rosso con Sean Connery. In quattro righe quel film si può riassumere così: un generale della marina russa ruba un sottomarino sovietico che ha la capacità di essere invisibile ai radar americani non per la pazzesca ragione di voler scatenare da solo un attacco nucleare contro la superpotenza nemica come si pensa per quasi tutto il corso del film, ma per la sensatissima ragione, invece, di chiedere asilo politico alle autorità americane. Il nostro generale si era proprio rotto di aver bisogno di una autorizzazione scritta per potersi spostare da uno stato all'altro dell'Unione Sovietica e voleva insomma uno stile di vita più libero: qualcosa insomma che corrispondesse guarda caso allo stile di vita americano. In La guerra di Charlie Wilson la morale è quasi la stessa. Soltanto un uomo che è stato con tre donne nude a tempo in una jacuzzi, che ha sguazzato quasi vergognosamente nello sbriluccicante acquario della società dei grandi capitali per anni può realmente accorgersi delle differenze di stile di vita da paesi dove esistono bambini senza braccia a causa delle esplosioni delle bombe. Noi siamo i buoni! Noi ci preoccupiamo ancora della felicità degli individui! Noi la conosciamo la differenza!  Siamo perciò noi che possiamo realmente prenderci a cuore di situazioni dove gli esseri umani sono costretti a vedersela quotidianamente con bombe, povertà e menomazioni terrificanti! Noi siamo gli Stati Uniti d'America! C'è però un particolare che mi ha afferrato per i calcagni più degl'altri. Verso metà del film mentre è impegnato a fornire le armi agli afghani affinché possano difendersi dai sovietici, si suggerisce l'ipotesi che lo scandalo di cocaina che contemporaneamente travolge Charlie Wilson sia soltanto una montatura data in pasto alla stampa e di conseguenza alla pubblica opinione per distoglierla dall'occupazione principale dell'impreditore texano ossia ottenere finanziamenti milionari dal congresso americano per aiutare il popolo dei mujaheddin afgani. Ora, siccome proprio non riesce ad andarmi giù quello che è successo in questi giorni in Italia, cosa che significa soprattutto che non riesco assolutamente a crederci, a partire da questo dettaglio la mia mente si è costruita una consolante trama paranoide il cui protagonista principale è qualcuno che sappiamo bene. Se è così mi viene da chiedermi: ma se è soltanto una montatura che cosa starà facendo allora davvero? Sta costruendo un'astronave in vista del 2012?     

postato da: XmarcocandidaX alle ore 17:01 | Permalink | commenti
categoria:fantascienze politiche
mercoledì, 01 luglio 2009

[Marco Peano lavora con Dalia Oggero. L'e-mail si riferisce a questo pezzo qui.]

>----Messaggio originale----
>Da: marcopeano@libero.it
>Data: 27/06/2009 21.43

>A: "marco.candida"<marco.candida@libero.it>
>Ogg: m.j.

Entrambi belli, i tuoi pezzi su Michael Jackson, bravo Marco. Soprattutto il secondo. Io sono nato un anno dopo di te, il 1979, ma l'impressione netta che mi diede Michael Jackson la prima volta che lo vidi, in quello che è a tutti gli effetti un cortometraggio horror – il videoclip di "Thriller" –, fu di attrazione e repulsione. I due sentimenti contrastanti che provano spesso i bambini di fronte a quello che non capiscono, di fronte all'ignoto. Dicono sia questo uno dei motivi per cui sono così attratti dalla paura: “La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell'ignoto", ha detto Lovecraft nel suo saggio "L'orrore soprannaturale in letteratura".

Ecco, non avevo mai pensato al ragionamento sui nomi di Michael e Jason, ma ieri - quando ho saputo della morte di Jackson - mi è tornata in mente una leggenda metropolitana che raccontava di un disco inedito con canzoni cantate a due voci da Michael Jackson e Freddie Mercury... Ed ecco dov'era finito Freddy Krueger, mi sono detto ora che ho letto il tuo pezzo.

Sebbene per me il primo Dario Argento abbia lasciato un'impronta fondamentale nel genere horror (e va bene, prima di lui anche il Fulci di "Non si sevizia un paperino"), concordo anche sui due film comici che hai citato. E immaginati la sorpresa quando, da adulto, ho scoperto che la risata alla fine di "Thriller" che tanto mi terrorizzava a quattro-cinque anni era quella dell'immortale Vincent Price, nel cui volto si raggrumano tutti gli orrori raccontati sulla carta da Poe e sullo schermo da Roger Corman.

E insomma, anche se in modo un po' confuso, volevo condividere con te queste cose. Tutto qua. Spero che tu stia bene, e a presto.

MarcoP

postato da: XmarcocandidaX alle ore 15:41 | Permalink | commenti
categoria:horror, michael jackson, dario argento, marco peano
martedì, 30 giugno 2009

Per arrivarci bisogna seguire un po' di istruzioni. Cliccate qui. Fatto questo cliccate in alto su Podcast. Poi fate scorrere la rotella del mouse fino alla scritta Stramattino 26.06.2009. Poi cliccate su Get The Flash Player. Potrete così  ascoltarmi  rispondere a qualche domanda sul  Websitehorror.  

postato da: XmarcocandidaX alle ore 09:49 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 27 giugno 2009
Il videoclip di Michael Jackson Thriller, in realtà avrebbe potuto benissimo intitolarsi Horror. Mi fa anche una certa impressione pensare che due delle più grandi icone inventate dal cinema horror degli ultimi trent'anni assieme a Freddy Krueger (il mostro della serie di film Nightmare diventato successivamente anche uno show televisivo) si chiamino Michael (il serial killer della serie di film Halloween) e Jason (la paurossissima creatura travestita da giocatore di  hockey della serie di film Venerdì 13). Michael e Jason: Michael Jason. Curioso, non è vero? Si tratta però di una coincidenza. Venerdì 13 è uscito nel 1980 e Halloween nel 1976. Lo storico videoclip di Michael Jackson, invece, è datato 1982. In ogni caso molto prima dei libri di Stephen King, Clive Barker, Richard Laymon è stato Thriller ad avvicinare l'autore di questo blog al genere dell'orrore. Nel 1982 avevo quattro anni, ma credo di aver visto per la prima volta quel videoclip capendoci realmente qualcosa a sei o sette anni. Come molti della mia generazione (1978) ero venuto al mondo in un momento in cui i cartelloni al cinema mostravano mostri, astronavi, horror, fantascienza, i miei simili più grandi indossavano piumini arancione o verde o rossi, cinture con vistose fibbie d'oro o d'argento, si impiastricciavano di gommina, masticavano una roba rosa che potevano anche gonfiare con la bocca e farsi esplodere sul naso e quelle immagini devono senz'altro avermi lavorato dentro. Ci sono anche altri film però  che lo hanno fatto prima della letteratura. Sono film italiani. Non sono film di Lucio Fulci o Dario Argento. Invece sono film di Paolo Villaggio e Renato Pozzetto. Considero infatti Fracchia contro Dracula e La casa stregata due capisaldi dell'immaginario horror italiano: roba che straccia a zero gli incubi folli e al limite del legale di Dario Argento. Beh, almeno li straccia zero per me. Ho lottato fino a oggi a scrivere queste parole perché il motivo per cui ho aperto il Websitehorror  è stato non tanto creare un luogo dove appassionati di questo genere (poco importa se scrittori affermati o lettori) potessero scrivere senza paura di essere scambiati per malati di mente o adoratori cannibali del diavolo non trovandosi nel sito nemmeno l'ombra di un caprone del sabba, di un'ala di pipistrello, di un teschio, di uno scheletro, quanto dare vita a una piccola alternativa alla comicità. Sembra infatti che in Italia esista solo la comicità. Da anni e anni ci sono soltanto comici. E sono bravi. Loro sanno raccontarla bene una storia. Solo che lo fanno utilizzando il solo registro della comicità. Questo, il lettore mi permetta, lo avverto come un limite. Possibile che non si possa raccontare una storia ben fatta senza che ogni volta debba sussultare sulla seggiolina perché mi scappa da ridere? Ormai sembra quasi che se non rido, non funziona. Invece, forse potrebbe funzionare lo stesso. Esistono altri flavour e sembrano venire completamente ignorati. Si baserà solo su una opinione, ma se mi guardo intorno, mi sembra un fatto che i soli rimasti a raccontare storie di un certo successo siano i comici e i giornalisti e se non sapete di cosa blatero, se avete bisogno di evidenze, allora provate ad alzare la testolina da questo scritto accendere la televisione o farvi un giro in libreria e a procurarvi le prove da soli. Non è che con questo ce l'abbia con gli scrittori. A quest'ultimi (e agli editori) al limite posso solo ricordare che esiste altro oltre alla comicità, al giallo, al noir, alla letteratura di ricerca e agli "esordi". Come  ad esempio l'horror. Il Websitehorror non è nato con l'intenzione di "colmare un vuoto"  (come un bravo curatore dovrebbe sempre dichiarare tutto fiero durante un'intervista), ma per rendere evidente una domanda che c'è e che si ha paura e di formulare e di soddisfare - e per molte ragioni, alcune delle quali semplicemente pazze o poco plausibili. Ad ogni buon conto  se proprio deve esserci un  uomo nero per il Websitehorror, allora  quello è la comicità. A questo punto si capiranno le mie riserve  (che oggi in seguito al piccolo dispiacere causato dalla morte di Michael Jackson ho rotto) nel dichiarare che ritengo due capisaldi dell'immaginario horror italiano (due laghi  sconfinati da dove pescare infinitamente pesci d'oro) proprio due film comici: Fracchia contro Dracula e La casa stregata. Eppure, ahimé, è  così. Questi due film almeno all'inizio hanno mosso il mio interesse assieme al videoclip Thriller. Tra l'altro sarà soltanto un caso che l'album più venduto nella storia della musica è legato a un videoclip con licantropi, zombies  e pop corns? Vale la pena pensarci!                
sabato, 27 giugno 2009
Sono così amati che hanno bisogno delle guardie del corpo.
postato da: XmarcocandidaX alle ore 16:14 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 26 giugno 2009

Nel 1999 a ventun'anni mi capitò di credere per alcuni minuti che Stephen King fosse morto. Avevo visto metà di un servizio a un telegiornale dove si parlava di Stephen King elencando i suoi successi travolgenti e mostrando immagini di repertorio. Ero seduto a tavola con i miei genitori e ricordo che in  quei minuti mentre credevo di apprendere la notizia della "morte" di Stephen King non mi accadde niente. Avevo letto una quarantina di libri di Stephen King. Alcuni li avevo riletti anche piu' volte. Avevo amato cosi' tanto i suoi libri... Rammento per filo e per segno ogni esperienza di lettura per ognuno dei libri del Re Del Brivido. Potrei raccontarle meglio di quanto potrei fare per le occasioni che mi hanno portato a conoscere alcuni amici o certi amori. A quattordici anni avevo anche attaccato il poster di Stephen King nella mia cameretta. Se non sbaglio era allegato al romanzo Cose Preziose. Stephen King indossava una casacca sportiva rossa, un paio di jeans e scarpe da ginnastica sporche. Aveva i baffi. Gli occhiali quadrati spessi. Quell'anno assieme al poster la Sperling&Kupfer distribuiva anche un giornaletto in folio che conteneva notizie su Stephen King e racconti scritti dai lettori. Ricordo di aver anch'io inviato un racconto. Parlava del portone di un palazzo che masticava la gente e la inghiottiva. Ricordo di aver scritto nel riquadro dedicato ai consigli alla redazione nella cartolina dove inserire i propri dati e il titolo del racconto da spedire: "Fate tradurre il piu' possibile Tullio Dobner". Insomma amavo talmente le storie del Re che ero arrivato al punto di amare anche il suo traduttore. Eppure, quando appresi della "morte" di Stephen King, quel giorno, non mi accadde niente. Ce' pero' una ragione che mi porta a presumere perche' non avessi provato niente: intorno a me non era successo nulla. Il  cielo non era crollato. Le case non tremavano. Non si erano creati vortici e risucchi spaventosi. Il panorama non si era squarciato e afflosciato come un insieme di stracci e cartapesta. Tutto era ancora a suo posto. Percio' Stephen King non poteva essere morto. Immagino che oggi se ritrovassi una vecchia rubrica telefonica e telefonassi a Stella Angeli per chiederle come sta sono quasi sicuro mi risponderebbe che per lei il mondo e' morto. Stella era una fan sfegatata di Michael Jackson. A me questo tratto della sua personalità  mi aveva sempre affascinato. Credo che adesso Stella sia maturata dal tempo in cui la frequentavo io ma sono sicuro che se dovessi davvero chiamarla, almeno quest'oggi non la troverei nelle migliori condizioni. Comunque, se dovessi chiamare Stella, per consolarla credo mi ritroverei a dirle la cosa più scontata e cioé che il mondo là fuori continua a girare anche senza Michael Jackson. Forse  per questo ci sorprendiamo sempre quando muore qualcuno di importante. Perche', dopotutto, dovremmo sorprenderci per una notizia tanto banale come la morte di qualcuno che vediamo solo da un quadrato a due dimensioni o se siamo fortunati da lontanissimo spiaccicati in mezzo a un oceano di corpi? Tutti muoiono, prima o dopo, di questo o di quello. Allora perché questa notizia ci sorprende tanto? Forse perche', ogni volta, per quanta importanza abbiamo dato a un essere umano, quando se ne va, ci rendiamo conto che non succede proprio niente attorno a noi. Lui va e tutto il resto rimane come prima. Anche quando a andarsene e' Michael Jackson.

postato da: XmarcocandidaX alle ore 08:46 | Permalink | commenti (1)
categoria:stephen king, michael jackson, pezzo pop
domenica, 21 giugno 2009
postato da: XmarcocandidaX alle ore 17:41 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 21 giugno 2009
L'artigiano riproduce forme inventate da altri. L'artista è l'artigiano dell'unica forma che si è inventato. Il genio è un artista che si inventa continuamente forme nuove. Al di là della precisione delle definizioni si noterà in ogni caso che mentre l'artigiano e l'artista sono compresi da qualcuno, il genio, invece, non è compreso da nessuno.
postato da: XmarcocandidaX alle ore 16:44 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 11 giugno 2009
Sabato 6 giugno alle ore 18.00 nel parco della Villa Serra a Genova assieme agli scrittori noir Paolo Roversi e Angelo Petrella ho partecipato a un incontro dal titolo L'uomo sarà sempre  il più forte? La Natura tornerà ad avere l'antico potere? nell'ambito del primo festival letterario a tematica ambientale Tagli di Carta diretto da Michele Vaccari. Prima del mio intervento, ho letto il testo di Antonio Moresco Tsunami. Clicca qui per leggere il testo di Antonio Moresco. Clicca sull'icona, invece, per leggere il mio intervento. Intervento a Tagli di Carta 6 giugno 2009
postato da: XmarcocandidaX alle ore 21:46 | Permalink | commenti (2)
categoria:
giovedì, 11 giugno 2009
postato da: XmarcocandidaX alle ore 21:41 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 11 giugno 2009
Giulio Mozzi, Roberto Saviano, Marco Candida
postato da: XmarcocandidaX alle ore 08:47 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, 11 giugno 2009
mauriziotorchio
postato da: XmarcocandidaX alle ore 08:47 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 10 giugno 2009
Con Angelo Petrella e Paolo Roversi
postato da: XmarcocandidaX alle ore 16:05 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 10 giugno 2009
giuseppe-gennasolfirzzi
postato da: XmarcocandidaX alle ore 16:03 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 07 giugno 2009
Al Tendone letterario di Genova ho assistito all'incontro della scrittrice Ilaria Bernardini. In realtà all'inizio stavo soltanto facendomi riposare le gambe dopo una lunga passeggiata per i caruggi di Genova, ma quando ho sentito che Ilaria oltre che scrittrice è anche tra gli autori di Very Victoria, è stata attrice e soprattutto è doppiatrice (di cartoni animati),  ho cominciato a prendere interesse. Alla fine dell'incontro ho fatto anche questo pensierino. Ultimamente sono stato a vedere il film di Audrey Tautou. Audrey Tautou è l'attrice migliore che abbiamo al mondo in questo momento. C'è però una cosa che mi fa rabbia. Perché la bellissima, dolcissima voce della doppiatrice della Audrey Tautou di Il meraviglioso mondo di Amelie non è stata mantenuta nel tempo? Cosa è successo alla doppiatrice? Le è venuto un mal di gola lungo nove anni? Quella voce era perfetta. Non era stata associata a volti americani. Era pura. Incontaminata. Per spiegare, quando sento la doppiatrice di Uma Thurman che doppia un'attrice bulgara in un film di produzione russo-ungherese a me succede qualcosa di strano: dopo un po' comincio  a vedere nell'attrice bulgara Uma Thurman. L'attrice bulgara si alza dal povero lettuccio mezzo andato di una stanza che è tutta una stonacatura per prendere un bricco di caffé posato sull'unico fornelletto che sta giusto accanto al lavabo che serve a lavare e i piatti sporchi e la faccia e a me sembra di vedere Uma Thurman che con un triplo salto mortale e con un colpo di spada samurai affetta scagnozzi jakuza come mandarini. L'attrice bulgara telefona con un vecchissimo telefono a gettoni - l'unico nella scalcinatura di palazzo dove abita - alla nonnina per tenerci una mielosissima conversazione carillon e a me sembra di sentire Uma Thurman  lanciata in un vorticoso turpiloquio che rinsangua scatenate minacce assassine. A me queste interferenze nella mia immaginazione non piacciono. Mi disturbano. Quando vedo un film di produzione russo-ungherese che si svolge in Bulgaria, io  quantomeno esigo di sentirmi in Russia, in Ungheria o in Bulgaria, e non mi piace l'idea di sentirmi catapultato invece a Tokyo  nel bel mezzo di un inseguimento mozzafiato da parte della mala nipponica o... o... o... ma che ne so. Perché questo accade, alla mia immaginazione, e proprio in forza del potere esercitato soltanto dal suono di una voce. Così, ho una richiesta: ridate a Audrey Tautou la sua vera voce italiana o altrimenti... be', altrimenti provate con la bella Ilaria Bernardini!    
postato da: XmarcocandidaX alle ore 13:44 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 03 giugno 2009
Scrittori piemontesi 2
postato da: XmarcocandidaX alle ore 11:29 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 03 giugno 2009
Questo.

[Ieri io e Elisabettina siamo stati a Pavia. Al momento di tornare ai treni , per abbreviare il percorso, ho chiesto informazioni a un passante. Il passante era una signora ungherese, cecoslovacca, russa. Magari polacca. Comunque, dopo che le ho chiesto informazioni, la signora mi ha detto: "Facile! Lei va diritto diritto e poi svolta a finestra". "Finestra?" ho detto io. "Finestra, ti, finestra!" ha ripetuto lei. Io mi sono grattato la nuca con un indice. Poi ho azzardato: "Sinistra?!". "Sì, finestra finestra...." ha confermato lei. Ed è così che mi è ritornato in mente il post di Marco Mancassola]
postato da: XmarcocandidaX alle ore 06:12 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 01 giugno 2009
[Quattro o cinque anni fa scrissi questo insieme di osservazioni su La cipolla di Antonio Moresco]
 

ANTONIO MORESCO, LA CIPOLLA (alcune annotazioni)

 

La Cipolla di Antonio Moresco, Edizioni Bollati Boringhieri – 1995 – parla di una coppia che affitta una stanza in una città e trascorre il tempo a fare sesso nella stanza e a girare per la città. Sulla parete della camera d’affitto sta la decalcomania di una cipolla e il personaggio principale, che è anche la voce narrante della storia, appoggiandovi l’orecchio avverte rumori e cattura brani di conversazione di un’altra coppia che contrappone al suo amore materiale, alla sua spasmodica ricerca erotica, verso la fine persino parossistica, un amore più blando e spirituale.

Noto alcune cose.

Per tutta la durata della storia – centodiciannove pagine – non vengono svelati il nome dei due personaggi principali, il nome della città dove i due personaggi principali si muovono, il nome di nessuna delle vie dove i personaggi principali si muovono. Gli unici nomi propri sono Tato e Tata (che non sono nomi, ma soprannomi, che il personaggio principale assegna alla coppia nella stanza al di là della cipolla) e Giulietta e Romeo che sono i nomi delle due tartarughine delle quali si prende cura la coppia al di qua della cipolla. (Noto tra l’altro che non credo sia una scelta casuale nominare le tartarughe e la coppia al di là della cipolla ma che sia carica di implicazioni simboliche).

Per tutta la durata della storia in ogni spostamento lungo la città che il personaggio principale compie non ci sono annotazioni precise che riguardino lo spazio e il tempo. Non ci sono riferimenti numerici. Il personaggio non cammina per un certo numero di metri o di passi, non ha davanti a sé altre persone o oggetti a un certo numero di metri o di passi, non vede, non sente, non si sposta e via così per un certo numero di metri o di passi né di nessun altra unità di misura. Lo stesso è per il tempo. Non ci sono riferimenti numerici precisi. Non ci sono orari. Non ci sono ore o minuti o altre unità di misura. Il tempo viene per “stacchi”: il mattino, la sera, il pomeriggio, basta.

In ogni azione compiuta dai personaggi della storia non ci sono coordinate precise. Un oggetto o una persona non stanno alla destra o alla sinistra o a sud o a nord… di chi agisce o contempla: ogni cosa e persona (dove ogni cosa sta per “ogni oggetto” ma anche per “ogni parte del corpo dell’altra persona”) è collocato in un orizzonte indefinito dello spazio.

E in un orizzonte indefinito rimane chiusa tutta la narrazione: il mondo creato da Moresco rimane un mondo incastonato in un universo senza riferimenti.

Tutto questo è rischioso, ma in questo caso funziona. Per tutto il corso della narrazione, infatti, si ha un’impressione di indefinitezza ma non di inconsistenza.

Questo succede perché la narrazione di Moresco è tutta fatta da  sequenze di immagini: praticamente ad ogni riga troviamo una immagine. Ad esempio: “Ci siamo fermati un po’ ai bordi di un incrocio, dove un mucchietto di patatine fritte scricchiolava e si frantumava sotto i pneumatici delle auto in corsa, finché è rimasta solo un po’ di polverina gialla che si disperdeva volando nell’aria come spore vegetali”. Oppure: ”Con un rapido gesto della mano ho radunato alcune pelli di salame rimaste sul tavolo, le ho avvolte in una vecchia carta carbone che ho trovato lì vicino, perché non spiccassero sulla cima della pattumiera. Mentre mi avvicinavo alla porta per aprire, mi sono accorto che un filo di pasta cotta mi era rimasta appiccicata sotto la suola di una scarpa. Ho alzato il piede e l’ho tolta con due dita, molto piano, perché non si spezzasse”. Oppure: ”Sbattevamo l’una contro l’altra nel letto, e piccoli insetti e minuscole farfalle grigie, passando attraverso la fessura delle ante, venivano a schiacciarsi tra i nostri corpi”. E via così. Questi sono solo pochi esempi ma tutta quanta la narrazione è trapuntata (o, mi viene da dire, scandita – come a scandire sono le lancette di un orologio) di immagini di questa qualità. In effetti ne ho evidenziate moltissime.

C’è poi moltissima musicalità. L’incastro delle cadenze degli accenti forma una rete invisibile dalla quale risulta difficile sottrarsi. E poi voglio provare a dire che anche il ritmo della narrazione è numero: è un numero invisibile ma è pur sempre un numero che serve a dare un’impressione di consistenza, di pesantezza, di solidità. Per questo una certa attenzione alla metrica – che in questo caso c’è e potentemente – serve a dare alla narrazione l’impressione di essere sprofondata in un sistema rigoroso e non casuale: la metrica insomma è coordinazione. L’indefinitezza del mondo di Moresco si appoggia tutta su una precisa e assidua misurazione.

Infine c’è la capacità dell’autore che riesce a esercitare su se stesso un dominio tale da non farlo sembrare né troppo appassionato (anche quando le scene di sesso sono molto forti) né troppo poco appassionato: non c’è in Moresco nessuna esibizione di passione o di freddezza ma grande equilibrio.
postato da: XmarcocandidaX alle ore 12:34 | Permalink | commenti (1)
categoria:
domenica, 31 maggio 2009
Nonostante ciò che scrive Aldo Grasso sul Corriere Della Sera qui, ospite di Daria Bignardi all'Era Glaciale Antonio Moresco è stato fantastellare. E' riuscito a rimanere in pieno dentro al suo personaggio di Migliore Scrittore Italiano Vivente/ Montatura. E' stato per tutto il tempo che ha parlato un vulcano che erutta diamanti. Ci ha dato tutto. Ha messo a segno una fantastica tripletta di immagini. Ci ha mostrato il sudore. I panni sporchi. Ci ha dato il personaggio. Ci ha fatto intravedere l'uomo. Ci ha dato la montatura. Ci ha lasciato il sospetto dell'aureo talento.
postato da: XmarcocandidaX alle ore 20:03 | Permalink | commenti (2)
categoria:
domenica, 31 maggio 2009
Sabato 6 giugno alle ore 18.00 nel parco della Villa Serra assieme a Paolo Roversi e Angelo Petrella parteciperò a un incontro dal titolo L'uomo sarà sempre  il più forte? La Natura tornerà ad avere l'antico potere? nell'ambito del primo festival letterario a tematica ambientale Tagli di Carta diretto da Michele Vaccari.

Tagli di Carta è il primo festival letterario italiano di narrativa e saggistica a tematica ambientale. Tagli di Carta, però, si pone nella logica di non essere solo un festival letterario: il sottotitolo della manifestazione, infatti, sarà “festival delle storie genuine” . Nello splendido parco della Villa Serra, grazie al patrocinio di Comune e provincia di Genova, Regione Liguria e Val Polcevera, a far da cornice agli incontri con autori di caratura internazionale, gli spettatori potranno trovare una serie di stands, dai produttori del biologico agli editori, passando per consorzi, associazioni di categoria e le comunità nate per tutelare le specificità territoriali: attraverso la presentazione dei prodotti che li rappresentano, coltivatori e produttori diretti saranno anche loro narratori di storie genuine, avendo la possibilità di raccontare ai visitatori la propria esperienza e le peculiarità dei frutti di quella loro terra che sempre più spesso viene dimenticata e le cui storie, con il tempo, rischiano di perdersi. Il tema di questa prima edizione di Tagli di Carta sarà proprio la natura, la natura come ambiente, come metafora del trascendente, quindi ignota, misteriosa spesso ribelle, estrema e spietata perché sempre alla ricerca di un equilibrio con una natura umana che non lo accetta.

Per leggere il programma: http://laltragenova.wordpress.com/2009/05/12/4-70609-tagli-di-carta-festival-letterario-a-tematica-ambientele/programma_tagli_di_carta_pagina_2/
postato da: XmarcocandidaX alle ore 00:35 | Permalink | commenti
categoria:
Inizio Codice Shinystat -->
Imposta come Home Page
_________